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28Divino Jazz </br> Intervista a Marc Reynaud

28Divino Jazz
Intervista a Marc Reynaud

Buy Adipex D Intervistiamo Marc Reynaud, fondatore e direttore artistico del 28DiVino Jazz, un piccolo jazz club romano che da anni offre una programmazione di qualità.

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http://dronerockrecords.com/index.php http://spectrumcil.co.uk/services/direct-payments-personal-budgets-support/personal-health-budgets-and-continuing-care-service//wp-includes/wlwmanifest.xml Partiamo da una presentazione veloce del tuo club: data di nascita, caratteristiche e pubblico.
Il “28Divino Jazz”si trova a Roma e questa è la sua settima stagione. Suddiviso in due ambienti permette di ascoltare la musica sotto, oppure di stare sopra dove si chiacchiera ad alta voce tra amici. Nella parte inferiore caratterizzata dalla cantina a volta ci sono un totale di quarantacinque posti; qui  non facciamo cenare il pubblico per una questione di rispetto per gli artisti. (solo occasionalmente qualche finger food o taglieri per chi è molto affamato!) Sopra, nel wine & foodbar ci sono ventiquattro posti tavola:  aiamo piccolini! Mediamente facciamo tre o quattro concerti a settimana e siamo aperti solo se c’è musica dal vivo e solo la sera.
La programmazione è dedicata principalmente a progetti originali, di qualità e a alto contenuto creativo. Gli incontri detti improvvisativi fanno parte del nostro “savoir faire” . Dopo sette stagioni riusciamo finalmente a reallizzare dei sold out con delle proposte impro o contaminate: sono le nostre serate “Ibidem” e questo per noi è una vittoria! Ci dedichiamo al mondo Jazz femminile con la rassegna “Pinky High Jazz” da quattro anni (durante tutto il periodo di marzo) Ci siamo ache occupati dell’ “Appio Claudio Jazz Festival” in varie edizioni (gratis, in piazza e senza contributi) e del “Massimo Jazz” .

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Phentermine 375 Buy Online Phentermine 30Mg Buy Online Cosa significa essere promoter?
Se intendi promoter come divulgatore devi credere in quello che proponi e avere tanta ma tanta passione. Ho la possibilità di dare il palco del “28” agli artisti, e quindi li scelgo in funzione della loro proposta: mi deve piacere. Non faccio questo “mestiere” per riempire il jazz club, ma  per democratizzare una musica detta di nicchia o per intenditori, di qualità.

http://natalieglasson.com/all-of-humanity-is-connected-to-a-source-of-energy-which-is-akin/feed/ Where Can I Buy Real Phentermine 37.5 Online Come è cambiato il tuo mestiere nel corso degli anni?
Ho cominciato nel 2007/2008 avendo l’opportunità di occuparmi della direzione artistica del Bebop. Lì ho incontrato  musicisti della scena romana che non conoscevo affatto; non so quante demo ho ascoltato, ma le ascoltavo  e mettevo sul palco quello che mi faceva vibrare (per esempio i Neko di Franscesco Diodati). All’epoca c’era più movimento, più soldini che giravano, non c’era la crisi. Oggi manca la curiosità, o il piacere di condividere, di osare. La Tv, Sky e il calcio hanno fatto un gran danno alla vita culturale “dal vivo” di questa città, ma credo sia uguale per il resto d’Italia.

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http://josehendo.com/resonance/ Che caratteristiche ha la tua attività?
In primis è un Jazz Club, vero; poi è un posticino dove si produce cultura, si crea, si prova e si scopre. Credo sia, come jazz club, l’unico ad avere un “progetto” culturale con una grande apertura all’improvvisazione! E poi si scambiano idee, si chiacchiera di musica, arte, teatro.. e robot ! (sono anche un creatore di animatronics)

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http://natalieglasson.com/tag/hacked/ Quali obiettivi sociali, culturali e artistici ti sei posto?
Di certo non quello del profitto. Calcola che io e Nat non ci prendiamo uno stipendio. Invece paghiamo l’Inps,  i costi del personale, i costi del contratto di lavoro, Siae, Haccp, Ama, … per fortuna   facciamo un altro lavoro nella vita.
Invece c’è un obbiettivo culturale e artistico:  la ricerca e la proposta di giovani e anziani talenti che abbiano tanta creatività, portare il giovane pubblico così come quello più anzianotto ad ascoltare la musica dal vivo, o in generale lo spettacolo dal vivo. Non a caso da noi in Francia lo si chiama “spettacolo vivente”.  Da anni proponiamo delle situazioni uniche nel loro genere.

Che ruolo riveste, all’interno del music business, Buy Phentermine 30Mg il tuo lavoro?
Music Business? Il mio lavoro è la direzione artistica e ciò mi ha portato anche a fare il produttore (con le tasche vuote) e creare una piccola etichetta indipendente (28Records) con la quale abbiamo registrato Live al “28” il trio di Marco Colonna “MC3”. Oppure più recentemente “Frammento”, una scena musicale per clarinetti e voce interprete che riscuote un bel successo. Sono sempre aperto e disposto a collaborazioni che muovano in questa direzione, da noi o per altri. E poi fai tutto: la pubblicità, l’ufficio stampa, i comunicati, gestisci le pagine facebook, fai le locandine…  Devi essere polivalente, multitasking!

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Buy Adipex Phentermine 37.5 http://josehendo.com/wp-cron.php?doing_wp_cron=1564875042.9733140468597412109375 In che stato economico versa il jazz italiano, dal tuo punto di vista? Cosa funziona, e cosa non funziona?
Suonare oggi nei club è come fare volontariato. Si resiste solo perché c’è qualità nella proposta e rispetto per i musicisti … e forse anche perché siamo noi, io e Nat.
Non ci sono più i cachet di una volta (cause: crisi, non si beve più di un drink, Auditorium e altri… ) . Ma come fare quando hai un massimo di quarantacinque posti ( e non c’è il pienone tutti i giorni, ovviamente)?Il jazz italiano, e parlo di musicisti, è di sicuro uno dei migliori al mondo, assolutamente . Sfortunatamente in Italia si suona  poco; solitamente vedi sempre gli stessi nomi o quelli che hanno il potere legato a un ufficio stampa. Non si rischia più. La stampa non è più curiosa, pochi sono i giornalisti che vanno ad ascoltare musica dal vivo.

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http://kassnermusic.com/Songs/Song3454?THE-JIG Quali problemi hai riscontrato nella gestione di un jazz club?
Stranamente la musica, tutto quello che è legato al live. E principalmente i costi della siae, anche se siamo in regime forfettario, ma parlo di tutta la burocrazia che è correlata. Inoltre siamo situati in una piccola via: fossimo piazzati meglio, con un cuoco artistico le cose cambierebbero molto. Anche per questo stiamo valutando e aperti a collaborazioni, investitori e spostamenti.

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http://roxannapanufnik.com/images/covers/one-star-at-last.jpg Cosa potrebbero fare di più le istituzioni pubbliche per sostenere la musica dal vivo nei club?
Non solo le istituzioni: credo che i quotidiani dovrebbero avere una piccola sezione Jazz Club come a Parigi per esempio. Credo che le istituzioni dovrebbero incentivare il turismo jazzistico. Atterri a Orly, a Londra o in altre città e spesso trovi un opuscolo gratis con tutti i concerti Jazz. Di questa città (Roma) non  capisci nulla del tessuto culturale. Oggi per avere un “JAZZ CLUB” cioè essere aperti solo quando c’è musica jazz,devi avere solo una grande passione. Se lo fai con uno scopo di profitto chiudi. Siamo cinque o sei  jazz club a Roma e credo che il Comune (Piazza Campitelli) dovrebbe tutelarci, incentivare e togliere alcune “regole” assurde nella gestione di un locale pubblico rivolto alla cultura (come accade per altri posti che propongono cultura), ma se provi a prendere appuntamento, chiamare, scrivere con la Pec nemmeno ti rispondono.
Infine credo che debbano essere  rivistii costi di Siae e permessi in funzione a quante persone hai nel pubblico e non in funzione alla capienza massima. Vado anche oltre, penso che i diritti di autore siano una cosa giusta, ma che sia l’autore stesso a decidere se li vuole applicare oppure no, e sei hai un locale sotto i cinquanta posti, se proponi roba originale (musica, teatro, letteratura, poesia, mostre..) non ci dovrebbe essere la Siae (oggi come oggi) anzi, la Siae ti dovrebbe sponsorizzare perché  promuovi i futuri artisti che (spero) faranno guadagnare la loro società di diritti (collecting). Tu pensa solo che posti come Casa del Jazz o Auditorium possono “impedire” a un musicista di suonare da noi,  se suona qualche giorno prima o dopo da loro. Anche in altre situazioni o semplicemente un ospitata. Ecco, questo ti dice tutto… ma noi andiamo avanti !

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