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20th Anniversary</br>Intervista a Dario Cellamaro

20th Anniversary
Intervista a Dario Cellamaro

 

  25 marzo 2018

Abbiamo intervistato il batterista Dario Cellamaro per parlare del suo ultimo CD “20th Anniversary”, edito dall’etichetta AlfaMusic, nonché per dialogare di come la sua vita e le sue emozioni abbiano sempre influenzato e ispirato la sua carriera artistica, la sua idea di musica e le sue composizioni.

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di Luciano Vanni

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Innanzitutto presentati ai nostri lettori. Raccontaci come e quando hai deciso di dedicare la tua vita alla musica; quali sono stati i tuoi primi ascolti e riferimenti espressivi.
Ciao a tutti, carissimi lettori di Jazzit. È con immenso piacere che mi presento a voi. Mi chiamo Dario Cellamaro, ho sessant’anni, di cui quaranta dedicati alla musica e più di trenta trascorsi a suonare jazz. Dal 1994 sono band leader del “Dario Cellamaro Swingsuite 5et”. Il mio rapporto con la musica è iniziato addirittura all’età di sei anni, quando in famiglia ascoltavamo i brani dei cantanti famosi di quel periodo (anni Sessanta). La mia evoluzione musicale è passata poi dalla musica di quei tempi (fondamentalmente musica leggera) alla musica rock, fino alle prime cover band, per poi farmi travolgere, a un certo punto della mia vita, dalla musica jazz attraverso l’ascolto di un vinile di uno dei più grandi trombettisti che il mondo abbia mai conosciuto: Clark Terry. È stato proprio questo primo ascolto che ha impresso in me e nei miei riferimenti espressivi un segno indelebile. Da questo punto di vista e anche da quello armonico e melodico, Clark Terry è stato il mio unico punto di riferimento, al quale poi ho ovviamente aggiunto una piccolissima dose di interpretazione personale, come conseguenza della mia cultura musicale. A lui si sono poi affiancati i miei “ispiratori ritmici” (essendo io un batterista), primi fra tutti Philly Jo Jones, Art Blakey e Max Roach.

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Phentermine Online Legal Arriviamo alla tua idea di musica. Cosa vuoi proporre al pubblico?
La mia idea di musica credo sia una soltanto: la semplicità nelle armonizzazioni unita a melodie ascoltabili. Questo è stato ciò che ho sempre voluto proporre al pubblico e credo si sia rivelata anche una scelta vincente. Mi permetto di asserire ciò leggendo il contenuto delle recensioni dei miei dischi e grazie ai complimenti che si susseguono dopo ogni serata live. Quando questi si verificano in ambienti dove sono molto conosciuto come personaggio e come musicista, ciò potrebbe risultare scontato, ma mi è capitato anche di esibirmi in città e piazze in cui non conoscevano affatto la mia persona e la mia musica, e il risultato è stato identico. È un grandissimo onore ricevere ogni volta tantissimi complimenti per l’ascoltabilità e la fruizione melodica del mio lavoro, così come per gli arrangiamenti dei miei brani o per le rielaborazioni di vecchi standard. Ecco, questo è ciò che voglio proporre al pubblico. Stare in sua compagnia, sia per un concerto live sia a casa mentre si ascolta un mio disco, offrendo momenti di relax e spunti di riflessioni di vita, essendo una mia costante la trasformazione in musica di fatti e momenti realmente vissuti.

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http://lundy.org.uk/index.php/about-lundy/island-tour?location=103 Phentermine 15Mg Price Cosa significa incidere un CD oggi? Ha ancora senso? Che valore ha realizzare una nuova produzione discografica?
Incidere un CD oggi, per un musicista come me che crede e ha sempre creduto in ciò che fa, significa ancora “essere musicalmente in vita”. Ha molto senso a livello di gratificazione personale, soprattutto nel corso degli anni. Quando cioè riascolti ciò che hai realizzato e sei felice di aver regalato a te e al tuo cuore la linfa vitale tipica del tuo mestiere: lo swing. E se lo regali a te, lo regali anche a chi ti segue, a chi viene ai tuoi concerti e a chi ascolta la tua musica attraverso il tuo album. Quando infatti ti rendi conto che dopo i concerti, gli spettatori vengono a chiederti l’autografo non solo sul CD che hai appena presentato ma anche sui precedenti che hanno acquistato anni addietro nei negozi, ti rendi conto che, stante la penuria di esibizioni live, l’unica possibilità e l’unico mezzo che hai per farti conoscere e seguire sono quelli di continuare a fare album. Realizzare una nuova produzione discografica ha questo valore per me. Per me che ho ancora integri i valori della vita. Perché la musica è vita.

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Cheap Phentermine Overnight Veniamo al tuo CD. Quando nasce l’idea di entrare in studio?
L’idea di entrare in studio è arrivata all’ultimo momento. È maturata pian piano sulla scorta degli ultimi due CD da me realizzati: “Omaggio a Clark Terry” del 2014 e “Sissi Dance” del 2015. Vedendo i risultati raggiunti durante le esibizioni live e riscontrando un notevole successo di pubblico e di critiche positive mi son detto: «Ma stai a vedere che, tutto sommato, in questi primi vent’anni di Swingsuite 5et sia riuscito a creare qualcosa di musicalmente personale?». L’ho pensato soprattutto perché, prima di ogni concerto, mi si avvicina sempre qualcuno che mi chiede se possa suonargli questo o quel brano, quasi sempre titoli presenti negli album precedenti. Ecco allora che è arrivato il grande lavoro di scrematura dei centocinquantadue brani suonati e incisi in vent’anni e, veramente in pochissime settimane, l’organizzazione di una recording session per celebrare il “20th Anniversary”.

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E come nasce il gruppo e la selezione del repertorio?
Il gruppo è stato l’ultimo dei miei problemi organizzativi perché esiste, tutto sommato, da diversi anni. La ritmica “storica” era composta, oltre che da me, da Stefano Caniato al pianoforte e Stefano Dall’Ora al contrabbasso. Ma la sezione fiati, sempre in cambiamento (stile Jazz Messengers), a seconda del repertorio da suonare, da anni è composta dall’immenso Emilio Soana alla tromba e flicorno e dal bravissimo Danilo Moccia al trombone. Negli ultimi due CD mi sono avvalso inoltre della collaborazione di Carlo Uboldi al pianoforte e di Antonio Cervellino al contrabbasso. Essendomi trovato benissimo con loro, li ho chiamati così anche per questo ennesimo lavoro, e sono stato molto felice che abbiano accettato di partecipare. La selezione del repertorio? Semplice: tre brani di veri e propri “capiscuola”, ognuno per la propria epoca musicale, ovvero Eddie Gomez, Woody Shaw e Clark Terry. Il resto (otto brani), sono tutte mie composizioni, ognuna delle quali rappresenta un mio personale percorso di vita. Ho quindi suonato semplicemente l’irrequietezza, la gioia, la tristezza, la grinta, la riflessione, la pacatezza e l’amore, tutti ingredienti della vita quotidiana che sono stati sempre presenti in me durante le mie composizioni. Ingredienti assolutamente genuini per la buona riuscita del prodotto.

http://kassnermusic.com/?folder=songsearch Quanto è importante, per te, trovare un equilibro tra scrittura e improvvisazione? Come si muove, a tal riguardo, il tuo gruppo?
È importantissimo per me trovare il giusto equilibrio fra scrittura e improvvisazione. Senza di esso non potrebbe esserci buona musica. Durante la scrittura di un brano infatti bisogna già pensare a quando esso sarà interpretato in studio per una recording session o sul palco per un concerto. È in quel preciso istante che interviene quella magica alchimia che rende riconoscibile la propria musica. A tal riguardo il mio gruppo si muove a briglie sciolte. Sono tutti ottimi professionisti con un’esperienza alle spalle, tale da sapere come affrontare un tema musicale e un arrangiamento interpretandolo nel modo stilisticamente più consono.

Best Place To Buy Phentermine 37.5 E poi c’è il suono della band, oltreché del tuo strumento. Hai dei modelli di riferimento?
I miei modelli di riferimento, per quanto riguarda il suono della band, sono sempre state le orchestre di Duke Ellington e Woody Herman, e credo proprio di essere riuscito nell’intento, stante la descrizione dei due fiati, nell’ambito di una recente recensione del CD “20th Anniversary”, che li ha considerati come se fossero a volte quattro e a volte sei per l’abilità di costruire fraseggi, soli e corpi affini degni di una big band. Per quanto concerne invece il mio strumento, seguo sempre lo stato d’animo del momento. Per esempio, i suoni in studio del mio ultimo album sono abbastanza moderni rispetto allo stile della musica eseguita, ma sempre rispettando i canoni dell’epoca di riferimento.

Come cambia la tua musica sul palco?
Sul palco la mia musica si trasforma. Il jazz è già di per sé sinonimo di improvvisazione, ma io intendo quest’ultima come trasformazione del proprio “io”, che deve fondersi in un tutt’uno con lo strumento, con l’ambiente, con il palco e con il pubblico. Gli spettatori che vengono ai miei concerti mi dicono spesso che mentre suono mi trasformo, che entro in un’atmosfera suadente, la quale trasuda passione e amore per ciò che sto facendo. Ed è bello che ciò accada anche ai musicisti che suonano insieme a me sul palco, sicuramente perché interessati al progetto musicale e alla musica che io propongo loro di suonare. Se così fosse, allora toccherei veramente il cielo con un dito. Voglio davvero sperare che sia così, per me significherebbe che non è stato vano il mio sforzo di riconoscermi e farmi riconoscere grazie alla mia musica.

http://triadventure.co.uk/17summer1/ E cosa ha aggiunto questo tuo ultimo CD alla tua carriera? Cosa è cambiato nel corso della tua vita artistica?
Quest’ultimo CD mi ha davvero cambiato la vita. Francamente credevo, subito dopo la registrazione, di aver fatto un lavoro scontato e privo di significato. Invece c’è gente di gran parte d’Italia che mi telefona e mi scrive continuamente per complimentarsi per la musica che ha ascoltato. Che mi fa il paragone fra lo stesso brano inciso quindici anni prima e quello inciso oggi. Sono tutti segnali che ti fanno capire che hai lavorato bene e che non hai scopiazzato neanche da te stesso. Tutto ciò è stato possibile grazie all’etichetta AlfaMusic, di cui colgo l’occasione per ringraziare l’intero staff, Fabrizio Salvatore e Alessandro Guardia in primis, e all’Egea Distribuzione, che ha reso disponibile il disco in tempo reale in tutta Italia. Nel corso della mia vita artistica ritengo siano molto cambiati il mio approccio alla musica, il mio propormi alla gente attraverso le mie personali composizioni e il mio drumming, che non segue e non vuole seguire le mode e che, permettetemelo, a sessant’anni di età, dopo quaranta di attività musicale, non credo proprio debba dimostrare più nulla a nessuno. Io sono così, suono così e spero solo che Dio me lo consenta ancora per molti anni.

Where Can I Buy Authentic Phentermine Online http://keolis.co.uk/our-expertise/rail Ad oggi, ci racconti la più grande soddisfazione vissuta grazie a questo tuo CD?
La più grande soddisfazione è stata ed è ancora quella di ricevere ogni giorno commenti come questo: «Carissimo Dario sei andato, ma forse già lo eri, oltre! Il tuo ventesimo anniversario è una coperta di seta e velluto che si stende con una delicatezza perfetta e suprema sull’anima di chi l’ascolta. Tecnicamente assoluto! Ragazzi siete dei grossi professionisti! Una scelta sapiente dei brani, quasi un dipinto sonoro! Un gioiello Dario… davvero un preziosissimo gioiello musicale capace di tranquillizzarmi i nervi tornando in auto verso casa, durante nottate in cui ero molto lontano dalla bellezza e dall’armonia!». Come direbbe una famosa pubblicità: «What else?».