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Sincronicità:
Raga Guide, Don Ellis e Carl Gustav Jung

Sincronicità:</br>Raga Guide, Don Ellis e Carl Gustav Jung

 

«Voglio dire per sincronicità le coincidenze, che non sono infrequenti, di stati soggettivi e fatti oggettivi che non si possono spiegare causalmente, almeno con le nostre risorse attuali»

 Carl Gustav Jung

Negli ultimi anni sono stato molto impegnato nelle recensioni per Jazzit e ho dunque ascoltato una quantità inverosimile di CD: circa duecento all’anno, senza contare quelli che frequento per interesse personale e altri ancora legati al mio ruolo di didatta; per fare una stima plausibile diciamo che ogni anno in media ascolto integralmente e con particolare attenzione circa cinquecento album. Di tutti questi dischi la maggior parte finisce nel mio scaffale, alcuni li presto ad amici che penso possano apprezzare e quattro o cinque mi trafiggono come frecce di Cupido rimanendo nel mio cuore per sempre.

Ricordo benissimo per esempio quando nel 2013 la redazione mi spedì “Searching For Jupiter” di Magnus Öström. Stante la mia crassa (ma sincera) ignoranza non avevo mai sentito nominare il batterista svedese, così corsi subito sul web per cercare informazioni; il primo articolo che trovai era una recensione che demoliva il disco con toni furenti e apocalittici, e grande fu quindi la mia sorpresa quando misi l’album nel lettore e mi innamorai immediatamente del sound e della concezione musicale di Öström.

La prima traccia, “The Moon (And The Air It Moves)” mi mise subito in allarme, c’era qualcosa di strano che non quadrava: il tempo in 4/4 era portato con scansione bizzarra, infatti  i 16/8 che compongono due battute da 4/4 erano qui scomposti con accenti 3+3+3+4+3, e questa divisione proseguiva per tutta la durata del brano. Scrissi poi la mia recensione, ma in un angolino del mio cervello catalogai questa inconsueta (per me) divisione ritmica vicino a un gigantesco punto interrogativo.

Qualche tempo dopo, guidato dalla mia curiosità mercuriana, chiesi a un caro amico alcuni lumi sulle scansioni ritmiche della musica indiana; avevo appena assistito al concerto “Remembering Shakti” di John McLaughlin e amici indiani vari, e mi ero reso conto di essere ancora una volta incredibilmente ignorante: venne così in mio possesso un meraviglioso libro, “The Raga Guide”, la cui lettura mi aprì le porte della concezione ritmica nella cultura musicale indostana e la certezza che Öström aveva sicuramente frequentato questi lidi musicali.

Infine devo raccontarvi che sabato scorso ho speso qualche ora con la mia famiglia per il centro di Torino nel corso del Torino Jazz Festival; mentre camminavo sotto i Portici di via Po, dove ci sono le bancarelle dei libri usati, il mio sguardo veniva rapito da un libro che si trovava seminascosto tra l’opera omnia di Carolina Invernizio e la raccolta 1990/91 di “Hurrà Juventus”: si trattava di “New Rhythm Book”, firmato da Don Ellis. Copertina meravigliosa, ben tenuto, esperienza tattile di prim’ordine, ricco di pentagrammi: amore a prima vista, quindici euro spesi bene e felicità convulsa per il resto della giornata (gioia ancora maggiore quando scoprii che questo libro venne pubblicato in un’unica edizione nel 1972 ed è dunque introvabile). Grande fu la mia sorpresa quando, tornando a casa, scoprii che Ellis, considerato tra l’altro tra i più grandi autori di tempi dispari della storia del jazz e non solo, aveva studiato moltissimo la musica indiana e le sue scomposizioni.

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Tutto ciò mi ha fatto pensare che Jung la sapeva lunga (!), che non bisogna fidarsi mai delle recensioni superficiali che stroncano, che i grandi dischi hanno più chiavi di lettura e che la vita è un meraviglioso groviglio di coincidenze sincroniche: basta tenere gli occhi aperti!